lunedì 26 aprile 2010

Estasi culinarie

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Jacques faceva tutto con misura. Non si affrettava, ma non era nemmeno lento. Ogni gesto giungeva a tempo debito.


Sciacquò scrupolosamente il riso thai in un piccolo scolapasta argentato, lo scolò, lo versò in una pentola, lo ricoprì con una quantità di acqua salata pari ad una volta e mezzo il suo volume, mise il coperchio e lasciò cuocere. Aveva adagiato i gamberetti in una ciotola di maiolica: li sgusciò con meticolosa concentrazione mentre chiacchierava con me, essenzialmente del mio articolo e dei miei progetti. Non accelerò nè rallentò la cadenza nemmeno per un attimo.Quando ebbe privato l'ultimo piccolo arabesco del suo viluppo protettivo si lavò le mani con cura, usando un sapone al latte. Con lo stesso ritmo pacato mise sul fornello un tegame di ghisa, vi versò un filo d'olio d'oliva, lo fece scaldare e vi gettò a pioggia i gamberetti sgusciati. La spatola di legno li circuiva con destrezza e, senza lasciare nessuna scappatoia, afferrava le minuscole mezzelune da ogni parte e le faceva danzare sulla padella profumata. Poi un pizzico di curry. Nè troppo, nè troppo poco. Una polvere sensuale abbelliva con il suo oro esotico il rame rosato dei crostacei: l'Oriente reinventato.Sale, pepe. Sgranò con le forbici un rametto di coriandolo sopra la padella. Alla fine, rapidissimo, una spruzzata di cognac e un fiammifero; dal recipiente giuzzò una fiamma astiosa, come un richiamo o un grido finalmente liberato, un sospiro insopprimibile che si estingue con la stessa velocità con cui si è levato.
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Con il mestolo dispose scrupolosamente nel piatto la metà dei gamberetti e rovesciò il riso dalla minuscola ciotola dove prima lo aveva pressato così che formasse una cupoletta paffuta coronata da una foglia di menta.
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Uno spuntino. Ecco ciò che Jacques Destrères chiamava uno spuntino.
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Degustare è un atto di piacere, raccontare questo piacere è un fatto artistico, ma l'unica vera opera d'arte, in definitiva, è il banchetto dell'altro.


da Estasi culinarie di Muriel Barbery




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Muriel Barbery mi aveva incantato con L'eleganza del riccio, con Estasi culinarie (in realtà antecedente a L'eleganza del riccio) mi ha definitivamente conquistato.
Tengo il libro nella mia piccola biblioteca culinaria.
Gli spetta un posto per diritto, insegna ad amare il cibo; lo merita più di tanti libri sull'argomento che chef e gastronomi  pubblicano troppo spesso senza  in realtà dire niente di nuovo.
La descrizione dei piatti, della loro preparazione, o semplicemente dell'orto di zia Marthe sono una celebrazione del cibo e il finale... ehm.... è tutto da leggere :-D




5 commenti:

  1. ho letto il primo e poi ho visto anche il film..con conseguente critica ecc ecc, vedo che anche il secondo libro... non è male ;) ciao

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  2. bellissimo!!!!!
    adoro leggere e ultimamente adoro leggere libri in cui ci sono bellissime descrizioni di piatti come questo!!
    bellissimo il tuo blog!!
    a presto!!!

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  3. oh mamma! ma sai che io quel libro non sono proprio riuscita a leggerlo?? non so il perchè ma non Cattura la mia attenzione e la voglia di andare aventi non c'è!!! :(((
    mi dispiace pure non averlo letto, è un regalo della cognata :( ma pazienza!
    in quanto a te... sei stata bravissima!
    buon lunedì.

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  4. Bel post, Carlotta!!...Io non ho letto il libro e non ho visto il film %((....Appena lo trovo lo prendo! Grazie!
    Un bacione!

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  5. Il secondo libro mi manca, ma grazie a questo post elegante e molto piacevole mi metterò al pari al più presto!!!

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