martedì 27 aprile 2010

Sarde ripiene e insalata verde

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Il rito dell'happy hour non è stato inventato recentemente e non è di origine anglosassone.
Molto ma molto tempo fa, nelle osterie venete, era abitudine degli uomini fermarsi a bere un'ombra prima di andare a casa a pranzo o a cena.
L'ombra era un bicchiere di vino e poteva essere normale ( solo vino) o tajada, tagliata, con acqua minerale o gassosa. I più "probi", ovvero i quasi astemi, chiedevano un spritz, cioè vino bianco con una spruzzata di seltz e un pezzetto ( mica una fetta come ora!) di buccia di limone. Negli anni '70 il seltz fu sostituito dall'Aperol o dal Campari.
L'ombra era regolarmente accompagnata dai cicchetti ovvero: mezze uova sode condite con sale, abbondante pepe e olio, nervetti di vitello in insalata, pezzetti di aringa affumicata fatta ammorbidire nell'olio,  sardine fritte o acciughe sottolio con il cappero.
I vassoi che contenevano tutte queste preparazioni erano posate sul banco dell'osteria e i clienti se ne servivano liberamente. Al momento di pagare dichiaravano: 2 ombre, 3 ovi, 2 sardine ecc...
Eh si, perchè noi abbiamo inventato l'happy hour, mica il modo di pagare all inclusive :-D
Va da sè che tutto si prendeva con le mani, al massimo si usava uno stecchino e non c'erano tovagliolini di carta. Ognuno si puliva le mani nel suo fazzoletto o sui calzoni da lavoro.
E con questo abbiamo sistemato anche il finger food!
Qualcuno dirà che l'happy hour sostituisce il pasto serale.
Certo, oggi lo sostituisce, una volta no. La guerra aveva lasciato una fame difficile da dimenticare e nelle generazioni post bellum le parole bulimia ed anoressia dovevano essere ancora inventate. Nessuno lasciava perdere un'occasione per mangiare, sarebbe stato sintomo di malattia certa, magari "uno di quei mali che non perdona" come si usava dire segretamente sottovoce.

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Fatta questa premessa, passiamo alla ricetta.
Si prendono delle sardine e si puliscono ben bene togliendo la testa, le interiora e la lisca centrale.
Si lavano velocemente sotto l'acqua
( Qui ci sarebbe da dire qualcosa sull'uso di lavare il pesce ma per ora lascio perdere)
Si mettono a scolare su un tagliere posto obliquamente in modo che scolino bene.
Nel frattempo si prende del pane vecchio e lo si grattugia; si aggiungono  un trito di prezzemolo e aglio, una bella manciata di parmigiano, 2 uova, sale e pepe e si amalgama il tutto.
Si riempie con un po' del composto una sardina aperta e poi si richiude a libro con un'altra sardina.
Si passano nella farina bianca e si friggono.
Per rendere più moderno il piatto io ho accomodato le sardine su una fetta di pane tostato e le ho accompagnate con una insalata con rapanelli e mela verde.

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6 commenti:

  1. a parte la ricetta, che mi piace tantissimo (mela verde + rapanelli, che sciccc!) ma la prima foto? è da urlo!!!

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  2. che bello questo post mi piace il modo in cui hai raccontato che .... non abbiamo inventato niente :-)))) grande davvero! la ricetta e le foto poi sono meravigliose!!!! ciao Ely

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  3. OoooH là! Mettiamo le cose in chiaro!!Ombra e sfurezzi.
    Sono proprio capitata in un bel blog.(la prima foto te la ruberei...)

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  4. buonissime! mi piacciono molto le sarde così preparate e poi si possono preparare in anticipo :-P!
    baci e complimenti.

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  5. ma che buoni i cicchetti...e che bello il tuo racconto storico!Queste sardine sono così gustose....

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