venerdì 30 aprile 2010

Asparagi al forno

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Delle proprietà nutrizionali e del loro valore energetico credo sia superfluo parlarne.
Vorrei però parlare degli asparagi bianchi di Conche, piccolo paesino in provincia di Padova che si protende in mezzo alla laguna di Chioggia.
Non c'è niente da vedere, poche case distribuite sulla strada che attraversa il paese, una chiesa e qualche piccolo negozio. Tutto il resto è terra coltivata, terra friabile, ricca, ricchissima di sabbia.
Qui i rizomi vengono fatti germogliare sotto terra, al riparo dalla luce e la loro raccolta, giornaliera, è fatta rigorosamente a mano.
Non hanno la DOP, non ancora, ma io spero che riescano ad ottenerla

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Il sapore di questi asparagi è dolce, senza la vena di amarognolo che caratterizza quelli di Bassano.
Io li ho bolliti brevemente e li ho fatti freddare.
Con i rebbi di una forchetta li ho incisi e poi li ho coperti di ottimo parmigiano.
Ci ho messo sopra qualche fiocchetto di burro e li ho gratinati per qualche minuto in forno.
Le dosi? A piacere chiaramente, trattasi in fondo di solita ricetta anarchica!
Dalla foto si vede che li ho gratinati un minuto in più :D
E, la stessa foto, non è nemmeno molto chiara perchè il piatto era fumante e non avevo alcuna intenzione di rovinarmi il pranzo per scattare una buona foto.

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mercoledì 28 aprile 2010

Molleux au chocolat, salsa all'arancia, panna allo zafferano.

Ancora i tortini dal cuore morbido!!!
Ma non se ne può più...
Eppure quel cuore di cioccolato denso, bollente, che avvolge e coccola ogni tanto si fa sentire come un richiamo.
E poi sono facili da fare.
L'unica cosa è sottoporsi un po' di volte alla "prova forno", perchè il segreto è tutto lì.
La temperatura indicata nei più o meno tecnologici termomentri spesso è solo un suppergiù, una misura di fantasia e allora bisogna andare per tentativi.
L'esterno deve essere cotto, con qualche segno di croccantezza, nei casi migliori.
L'interno deve fluire.
Dopo qualche tentativo ( tanti...) ci sono riuscita.



Molleux au chocolat:
220 g di cioccolato fondente al 70%, è la percentuale che preferisco
180 g di burro
100 gr di zucchero ( i miei tortini sono piuttosto amari, perchè preferisco dolcificarli con le salse esterne)
4 uova medie
45 gr di farina
I semi di un baccello di vaniglia.
Si fonde il cioccolato a bagnomaria insieme al burro e allo zucchero ( consiglio quello fine fine che si scioglie subito). Aggiungere un pizzico di sale e i semini della vaniglia.
Quando è tiepido incorporare le uova una alla volta. Amalgamare bene. Alla fine aggiungere la farina passata al setaccio.

Imburrare sei o sette ( o anche otto, dipende dalla grandezza) stampini monoporzione di alluminio e metterli in frigo.
Quando il burro all'interno è ben freddo e rappreso colarvi il composto. Non arrivare al bordo sennò traboccano.
Mettere in freezer. E lì possono giacere fino all'occasione in cui si devono utilizzare.
Per cuocerli basta portare il forno a 200 gradi ( nel mio) e tenerli 10, massimo dodici minuti.
Estrarre precipitosamente e sperare nella fortuna. :D
Panna allo zafferano:
facile...
Si riscalda la panna (250g), si mette la bustina di zafferano o gli stimmi ( meglio la due), 50 g di zucchero a velo (aumentare a piacere), si lascia raffreddare.
Poi si monta come piace. A me piace non montatissima.

Salsa all'arancia:
facile...
200 g di succo d'arancia filtrato
grand marnier q.b. ( qualche cucchiaio)
100 g di zucchero
Basta far bollire il tutto e restringere fino ad ottenere una salsa sciropposa.

Si mette uno specchio di salsa nel piatto, si adagia sopra il tortino caldissimo e si serve con una coppetta di panna.
Voilà!

Cheese cake con zucchine e cipollotti di Tropea

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Non amo il cheese cake in modo particolare e forse la ragione sta nel fatto che adoro il formaggio.
E' un controsenso? Mica tanto.
Qualche tempo fa, in tutt'altra parte del web, un mio amico teorizzava sulla perfezione di alcuni cibi così com'erano e sul fatto che l'eventuale cottura li avrebbe peggiorati.
Non posso che concordare.
I formaggi usati nel cheese cake, per contro, rendono meglio in cottura o comunque uniti ad altri ingredienti.
Con ciò sia cosa che ora vi beccate la ricetta visto che devo partecipare ad un contest :D

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Cheese cake con zucchine e cipollotti di Tropea (per 4 persone)

Per la base:
80 gr. di fette biscottate
1 uovo
25 gr di burro
1 cucchiaio di erba cipollina tritata
sale

Per la farcia:
250 gr di mascarpone
300 gr di zucchine 
2 cipollotti di Tropea
2 uova
50 gr di parmigiano grattugiato
sale e pepe.


Mettete un filo d'olio in una padella e fate stufare i cipollotti  e le zucchine tagliate a rondelle. Salate, pepate e cuocete molto al dente. Fate raffreddare.
Nel frattempo, mettete nel mixer le fette biscottate e tritatele. Aggiungete l'uovo, il burro, l'erba cipollina, un pizzico di sale, del pepe bianco e frullate per amalgamare gli ingredienti. Avrete così ottenuto la base per il cheese cake.

Foderate una piccola pirofila con carta forno, pressate sul fondo il composto suddetto e tenete la pirofila in frigo.

In una ciotola, lavorate il mascarpone con le uova, il parmigiano, sale e pepe e poi versate metà della farcia  sulla base.
Fate uno strato con le zucchine e poi versate il rimanente composto di mascarpone e livellate.
Infornate a 180° per 40 minuti.
In questo caso io avevo delle zucchine freschissime con i fiori che  mi spiaceva buttare; li ho utilizzati per decorare il cheese cake ma non sono indispensabili e potete benissimo farne a meno.

Con questa ricetta partecipo al contest:

martedì 27 aprile 2010

Sarde ripiene e insalata verde

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Il rito dell'happy hour non è stato inventato recentemente e non è di origine anglosassone.
Molto ma molto tempo fa, nelle osterie venete, era abitudine degli uomini fermarsi a bere un'ombra prima di andare a casa a pranzo o a cena.
L'ombra era un bicchiere di vino e poteva essere normale ( solo vino) o tajada, tagliata, con acqua minerale o gassosa. I più "probi", ovvero i quasi astemi, chiedevano un spritz, cioè vino bianco con una spruzzata di seltz e un pezzetto ( mica una fetta come ora!) di buccia di limone. Negli anni '70 il seltz fu sostituito dall'Aperol o dal Campari.
L'ombra era regolarmente accompagnata dai cicchetti ovvero: mezze uova sode condite con sale, abbondante pepe e olio, nervetti di vitello in insalata, pezzetti di aringa affumicata fatta ammorbidire nell'olio,  sardine fritte o acciughe sottolio con il cappero.
I vassoi che contenevano tutte queste preparazioni erano posate sul banco dell'osteria e i clienti se ne servivano liberamente. Al momento di pagare dichiaravano: 2 ombre, 3 ovi, 2 sardine ecc...
Eh si, perchè noi abbiamo inventato l'happy hour, mica il modo di pagare all inclusive :-D
Va da sè che tutto si prendeva con le mani, al massimo si usava uno stecchino e non c'erano tovagliolini di carta. Ognuno si puliva le mani nel suo fazzoletto o sui calzoni da lavoro.
E con questo abbiamo sistemato anche il finger food!
Qualcuno dirà che l'happy hour sostituisce il pasto serale.
Certo, oggi lo sostituisce, una volta no. La guerra aveva lasciato una fame difficile da dimenticare e nelle generazioni post bellum le parole bulimia ed anoressia dovevano essere ancora inventate. Nessuno lasciava perdere un'occasione per mangiare, sarebbe stato sintomo di malattia certa, magari "uno di quei mali che non perdona" come si usava dire segretamente sottovoce.

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Fatta questa premessa, passiamo alla ricetta.
Si prendono delle sardine e si puliscono ben bene togliendo la testa, le interiora e la lisca centrale.
Si lavano velocemente sotto l'acqua
( Qui ci sarebbe da dire qualcosa sull'uso di lavare il pesce ma per ora lascio perdere)
Si mettono a scolare su un tagliere posto obliquamente in modo che scolino bene.
Nel frattempo si prende del pane vecchio e lo si grattugia; si aggiungono  un trito di prezzemolo e aglio, una bella manciata di parmigiano, 2 uova, sale e pepe e si amalgama il tutto.
Si riempie con un po' del composto una sardina aperta e poi si richiude a libro con un'altra sardina.
Si passano nella farina bianca e si friggono.
Per rendere più moderno il piatto io ho accomodato le sardine su una fetta di pane tostato e le ho accompagnate con una insalata con rapanelli e mela verde.

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lunedì 26 aprile 2010

Estasi culinarie

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Jacques faceva tutto con misura. Non si affrettava, ma non era nemmeno lento. Ogni gesto giungeva a tempo debito.


Sciacquò scrupolosamente il riso thai in un piccolo scolapasta argentato, lo scolò, lo versò in una pentola, lo ricoprì con una quantità di acqua salata pari ad una volta e mezzo il suo volume, mise il coperchio e lasciò cuocere. Aveva adagiato i gamberetti in una ciotola di maiolica: li sgusciò con meticolosa concentrazione mentre chiacchierava con me, essenzialmente del mio articolo e dei miei progetti. Non accelerò nè rallentò la cadenza nemmeno per un attimo.Quando ebbe privato l'ultimo piccolo arabesco del suo viluppo protettivo si lavò le mani con cura, usando un sapone al latte. Con lo stesso ritmo pacato mise sul fornello un tegame di ghisa, vi versò un filo d'olio d'oliva, lo fece scaldare e vi gettò a pioggia i gamberetti sgusciati. La spatola di legno li circuiva con destrezza e, senza lasciare nessuna scappatoia, afferrava le minuscole mezzelune da ogni parte e le faceva danzare sulla padella profumata. Poi un pizzico di curry. Nè troppo, nè troppo poco. Una polvere sensuale abbelliva con il suo oro esotico il rame rosato dei crostacei: l'Oriente reinventato.Sale, pepe. Sgranò con le forbici un rametto di coriandolo sopra la padella. Alla fine, rapidissimo, una spruzzata di cognac e un fiammifero; dal recipiente giuzzò una fiamma astiosa, come un richiamo o un grido finalmente liberato, un sospiro insopprimibile che si estingue con la stessa velocità con cui si è levato.
.......................
Con il mestolo dispose scrupolosamente nel piatto la metà dei gamberetti e rovesciò il riso dalla minuscola ciotola dove prima lo aveva pressato così che formasse una cupoletta paffuta coronata da una foglia di menta.
.................
Uno spuntino. Ecco ciò che Jacques Destrères chiamava uno spuntino.
..............
Degustare è un atto di piacere, raccontare questo piacere è un fatto artistico, ma l'unica vera opera d'arte, in definitiva, è il banchetto dell'altro.


da Estasi culinarie di Muriel Barbery




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Muriel Barbery mi aveva incantato con L'eleganza del riccio, con Estasi culinarie (in realtà antecedente a L'eleganza del riccio) mi ha definitivamente conquistato.
Tengo il libro nella mia piccola biblioteca culinaria.
Gli spetta un posto per diritto, insegna ad amare il cibo; lo merita più di tanti libri sull'argomento che chef e gastronomi  pubblicano troppo spesso senza  in realtà dire niente di nuovo.
La descrizione dei piatti, della loro preparazione, o semplicemente dell'orto di zia Marthe sono una celebrazione del cibo e il finale... ehm.... è tutto da leggere :-D




giovedì 22 aprile 2010

Pavlova con lemon curd e fragole caramellate

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Mi è sempre piaciuto il nome "pavlova" .
La pavlova mi ha sempre dato l'idea di un dolce che veniva portato alle tavole reali settecentesche di Maria Antonietta, un dolce da ricchi insomma, complicato e per questo prezioso.
E invece no, è un dolce australiano inventato nel 1935 da un pasticciere di Perth in onore della ballerina Anna Pavlova e la sua esecuzione è semplice.
Amo complicarmi la vita in cucina, mi sfido da sola ( e qualche volta perdo!). 
Questa volta, anzichè accontentarmi di accompagnare la pavlova con panna montata e frutta fresca, l'ho completata diversamente.


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La ricetta della pavlova è di Csaba Dalla Zorza:
4 albumi ( 100 gr circa)
100 gr di zucchero semolato
100 gr di zucchero a velo


Mescolate insieme i due zuccheri e divideteli in 2 parti. Versate gli albumi in una ciotola di vetro, aggiungete metà degli zuccheri e montate a neve ben ferma.
( Io l'ho fatto con le fruste elettriche e li ho lavorati per 10 minuti aggiungendoci anche un pizzico di sale).
Poi, con una spatola, incorporate lo zucchero rimasto, lavorando il tutto molto delicatamente.
Accendete il forno a 100°, riempite una tasca da pasticciere e ricavatene 8 nidi di meringa.
Infornate e cuocete per circa un'ora e 30 minuti.
La ricetta è perfetta, la meringa è strabuona ma... puzza un po' "di uova". In italiano ho dimenticato come si dice ma spero di essermi fatta capire. In qualche ricetta si trova l'aggiunta di un cucchiaio di aceto e se ne capisce la ragione.


Lemon curd
La ricetta è di Philippe Conticini pubblicata su Spigoloso a cura di  Fabien Butazzi :
75 gr burro, preferibilmente chiarificato
100 gr zucchero
3 limoni di media grandezza
3 uova
- In un pentolino con il fondo spesso, sciogliere il burro a fuoco basso insieme alla scorza grattugiata di un limone. Nel frattempo, sbattere le uova e spremere i limoni.
- Appena il burro è fuso e mostra le prime bolle, aggiungere lo zucchero in un’unica soluzione e mescolare bene con un mestolo di legno finché non è completamente sciolto.
- Versare a filo il succo dei limoni e le uova sbattute mescolando senza sosta con il mestolo di legno finché la crema inizia ad addensarsi (dai 5 ai 10 minuti). È importante mescolare continuamente, anche raschiando il fondo del pentolino, per evitare che l’uovo si rapprenda senza amalgamarsi agli altri ingredienti.
- Togliere dal fuoco e versare in uno o più vasetti. Lasciar raffreddare a temperatura ambiente e poi conservare in frigorifero almeno una notte prima di utilizzarla.
Quella che mi è avanzata l'ho messa nei vasetti piccini monodose per colazioni goduriose.
Quanta ne è avanzata? E che ne so, mica ho contato i cucchiai che mi sono mangiata ;-)

Fragole caramellate
In una padella ho messo dello zucchero integrale, due cucchiaiate, con 2 cucchiaini di succo di limone e, quando si è sciolto ci ho buttato le fragole a pezzi . 


mercoledì 21 aprile 2010

Panbrioche alla mia maniera.

Esempio di ricetta "retroversa".
Si legge dalla fine al principio. Bisogna ricordarsi di come è fatta per ottenere quel risultato. :D
Cerchiamo di fare ordine: volevo fare la pizza, poi erano tutti fuori a cena.
Allora ho messo l'impasto ( non era ancora raddoppiato di volume), coperto da una pellicola, in frigorifero.
Il giorno dopo la pellicola mostrava preoccupanti segni di tensione, quindi di quel blob si doveva pur fare qualcosa.
Il panbrioche! Con lo sprezzo del pericolo tipico dei neofiti ho aggiunto latte, uova, zucchero, burro e farina.
Poi, con la disinvoltura di una parrucchiera giamaicana, volevo fare le treccine.
A due capi? Bazzecole. A tre? Troppo facile. A sei, tanto sono capace.
Dopo aver intrecciato e disfatto per mezz'ora ho lasciato così com'era perchè il blob lievitava e io non potevo continuare a intrecciare e sciogliere.
Quindi l'intreccio non lo spiego perchè non lo so.
Il resto sì. Più o meno. :D

Sono partita da:
500 g farina
12 gr di lievito di birra
10 gr di sale
latte 100/150 g. (ho messo acqua nel primo impasto, ma meglio usare latte).
La pasta la faccio a mano quindi non ho le misure di forza di impastamento e di pale del Ken.
Deve diventare una bella pallozza elastica.
Ho fatto lievitare, quindi ho messo in frigo.
Il giorno dopo ho aggiunto:
2 uova
100 g di burro fuso
100 g di zucchero
circa 500 g di farina e tanto latte quanto basta per avere un impasto sodo ed elastico ( circa un bicchiere).
Ho fatto lievitare al caldo finchè è raddoppiato di volume.
Poi ho abbassato la pasta senza impastare di nuovo e ne ho ricavato sei filoncini.
Dell'intreccio non dico nulla. :D
 
Ho spennellato con l'uovo leggermente battuto.
Fatto lievitare di nuovo e infornato, in forno statico, a 170 gradi con un piatto colmo d'acqua sotto per circa 35/40 minuti.
Incredibilmente profumato.
E anche buono.
Pure il giorno dopo!!!
Osservazione: la rilievitazione, dopo aver formato le trecce, doveva andare avanti ancora un po', l'alveolatura doveva essere un po' più ampia.

martedì 20 aprile 2010

Hamburger di pane

La ricetta viene dal mensile La Cucina del Corriere della Sera ed è semplicemente fantastica.
Vi metto subito la ricetta originale per 4 persone

150 gr di pane raffermo
80 gr di grana o altro formaggio a pasta dura grattugiato
3 uova ( provate prima con 2 e poi, se è ancora troppo secco, unite il terzo uovo)
1 scalogno
1 cucchiaino di prezzemolo tritato
olio per friggere
sale e pepe
100 gr di formaggio quark
1 cucchiaio di scorza di limone grattugiata
timo
40 gr di pancetta affumicata a fettine


Mettete il pane a pezzetti in una terrina,  bagnatelo con 1 bicchiere d'acqua e lasciate che si ammorbidisca. Tritate lo scalogno e  mescolatelo in una terrina con  le uova, il prezzemolo, il sale e il pepe.
Unite il pane ben strizzato e il formaggio grattugiato per ottenere un composto morbido.
Scaldate abbondante olio nella padella per i fritti.
Formate tanti piccoli hamburger con il composto e friggeteli in olio caldo fino a farli dorare.
Fateli sgocciolare su carta assorbente da cucina.
Lavorate il quark con il timo e la scorza di limone.
Fate rosolare in una padella antiaderente le fette di pancetta fino a farle diventare croccanti.
Servite gli hamburger con la pancetta croccante e la crema di quark.

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Dopo aver provato la versione "ufficiale", io ho fatto la mia versione.
A maggio ci sarà il compleanno di mio fratello e i suoi amici hanno, come dire, un appetito robusto :-D
Ho pensato che questi hamburger, in versione mini, potrebbero benissimo diventare dei finger food se sopra ci metto, con il sac à poche, un bel baffo di ricotta fresca lavorata con del timo al limone.
Ad evitare confusioni, vi rielenco gli ingredienti così che sia più facile vedere le differenze

150 gr di pane raffermo
80 gr di grana grattugiato
3 uova
2 cucchiai di erba cipollina tritata fine
60 gr di prosciutto crudo di Parma tagliato a dadini piccini
sale e pepe.

venerdì 16 aprile 2010

Ruby Tuesday: biscotti alla crema chantilly e frutti di bosco.

Volevo fare le tegole della val d'Aosta.
Poi mi sembravano un po' azzardate, per una che litiga con i dolci. Un po' troppo ambiziose.
( Ma prima o poi ci provo, sperando vada meglio che l'esperimento con i baci di dama... disastro totale, carbonizzati  :D)
Così ho ripiegato su biscotti croccanti, sottili, dorati.

Pasta brisée dolce all'arancia:
200 g di farina
120 g di burro
scorza d'arancia
70 g di acqua gelida
30 g di zucchero scuro

Il segreto è fare tutto velocemente. Io ho messo nel robot la farina 00, lo zucchero, il burro freddo a tocchetti con un pizzico di sale, le scorzette ottenute con lo zester e ho fatto andare fino ad ottenere un composto sabbioso, quindi ho aggiunto l'acqua fredda.
Ho finito di impastare a mano e ho messo in frigo il panetto a raffreddare bene. Almeno mezz'ora.
Ho steso con il mattarello su cartaforno e ho ritagliato i dischetti, alcuni interi, altri con il foro centrale.
In forno a 170 gradi finchè sono dorati ( i mei biscotti sono anche TROPPO dorati :D)


Crema pasticcera:
8 tuorli d'uovo
70 g di farina00
20 g. di maizena
un  litro di latte con i semi di una stecca di vaniglia
250 g di zucchero.
Metto a bollire il latte con la vaniglia.
Nel frattempo monto i tuorli d'uovo con lo zucchero e aggiungo a pioggia la farina con l'amido.
Unisco il latte caldo, ma non bollente, stempero con la frusta, porto sul fuoco e faccio addensare.
Per ottenere la chantilly, unisco alla crema fredda la quantità di panna montata non dolcificata che mi piace.

L'assemblaggio è con i frutti di bosco freschi e la chantilly
Mi piaceva l'idea di questo piccolo scrigno di rubini: Ruby Tuesday... :D

Vellutata di cannellini con brioche salata di gamberoni

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Con il cibo non si gioca, mi ripetevano in casa quand'ero piccola ma a me sembrava una paranoia da vecchi barbosi.
Con il cibo ci gioco ancora, ovvero gioco a stravolgere le ricette o ad inventarne di nuove partendo da un'idea altrui.
Per questa ricetta l'imput me l'hanno dato Pierangelini e la sua passatina di ceci e gamberi.
In vista della stagione calda, sto eliminando le scorte della dispensa.
Avevo gli ultimi cannellini secchi che ho diligentemente messo in una ciotola d'acqua per una notte per farli rinvenire.
La mattina li ho messi a bollire con una cipolla, un gambo di sedano e uno spicchio d'aglio.
Ho tolto gli odori e ho passato i fagioli.
Li ho riportati sul fuoco, ci ho aggiunto sale, pepe e dell'olio evo e li ho fatti addensare.
Mia mamma dice che "devono fare la panna" per essere buoni.
Voi fateli come più vi piace.

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I cornetti li ho fatti utilizzando la pasta sfoglia già pronta.
Da un rettangolo di sfoglia, ricavare dei triangoli. Mettere un gamberone sul lato più largo, salarlo e peparlo, e poi avvolgere la pasta. Spennellare con un po' d'acqua e cospargere con sale nero hawaiano.
Infornare a circa 180° per 25 minuti.
A me sono piaciuti così, mio marito dice che un niente di senape li avrebbe migliorati.

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giovedì 15 aprile 2010

Tortino di carciofi e scamorza

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Puntata n. 2 sui carciofi ovvero l'elogio del carciofo a puntate.




Questa è una ricetta che ho letto moltissimo tempo fa su CI. 
Per la verità non so se ingredienti e procedimento siano esattamente quelli della rivista, ma , in ogni caso, l'idea è loro.
Io ho proceduto così, calcolando 1 patata media e 1 carciofo a persona.


Ho lessato le patate in acqua salata, le ho pelate, le ho fatte intiepidire e poi le ho tagliate a fettine alte 2/3 cm.


Mentre cuocevano le patate ho pulito e tagliato i carciofi e li ho fatti stufare in padella con olio, aglio e prezzemolo. Naturalmente ho salato e pepato.


Ho tagliato a fettine la scamorza


Aiutandomi con un coppapasta, ho assemblato gli ingredienti disponendo a strati le patate, i carciofi e la scamorza e poi ho passato in forno per pochi minuti.
A mio parere ci stava meglio il caciocavallo.

mercoledì 14 aprile 2010

Fondi di carciofo ripieni

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I carciofi mi piacciono moltissimo e, a differenza di altre verdure, li mangio cucinati in tutti i modi.
Sulle proprietà di questa verdura non mi dilungo perché sono risapute da chicchessia. Vi dico invece che con le foglie fatte bollire ho ottenuto una bellissima nuance di verde per il tessuto di lino da ricamare. Sono un genio multiforme :D
Per tornare all'argomento, ieri ho trovato dei carciofi romani che ho ben ripulito per ricavarne dei fondi.
Vabbè, direte voi, e la farcitura?
Avanzi di frigo, chiaramente.

200 gr di petto di pollo
1 uovo
2 fette di pan carrè ammollate in pochissimo latte
parmigiano grattugiato ( a piacere)
un trito di prezzemolo e aglio
sale e pepe



Con questa dose ne ho farciti 6.
Li ho cotti in padella semplicemente con olio, sale e pepe e poi passati per qualche minuto sotto il grill.
Con i gambi, un po' di olio evo, prezzemolo e aglio si sarebbe potuta fare un po' di salsina per accompagnarli ma ho evitato pensando all'estate che si avvicina.
Mentre li preparavo mi sono anche chiesta perché al nord per aromatizzare i carciofi usiamo il prezzemolo e al centro-sud la mentuccia. Qualcuno lo sa? Io nin zo. :-)

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lunedì 12 aprile 2010

Spaghetti con la ricciola, gli asparagi e i pomodorini

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A volte capita che hai in testa l'idea di un piatto, altre volte la ricetta si crea con quello che vedi.
Nel secondo caso si fa più strada ( e il moto fa bene... :D).
Allora capita che vedo la ricciola, ma che sia un trancio non grandissimo.
Ma è bella, polposa, invitante e la compero.
Ci potrei fare una pasta... massì.
Con cosa? Asparagi!
Torno indietro e compero un bel mazzo di asparagi.
Però... tutta così verde e bianca...ci mettiamo due pomodorini due, quasi per il colore?
Ok.
Terzo giro.
Al terzo giro compero anche il prezzemolo e i limoni.
Ho tutto. Mi avvio alla cassa quando penso che ci starebbero meglio le linguine al posto degli spaghetti, ma toccava a me e la cassiera già mi guardava male.
Però voi che siete più allenati fatevi pure il quarto giro: è una pasta da linguine. :D
Faccio cuocere gli asparagi. Li lascio al dente e separo le punte dal resto.
Taglio qualche tronchetto nella parte più tenera e con il resto ci farò una zuppa e li frullo.
Me ne tengo da parte qualche cucchiaiata.
Aggiungo un po' di olio, faccio rosolare due minuti due le punte e i gambi teneri con qualche pomodorino diviso a metà, sale, pepe e qualche zesta di limone.
Secondo me un sapore fresco ci sta bene.
In un'altra padella faccio saltare in olio la ricciola tagliata a cubetti piuttosto grandi. Non si deve disfare. Sfumo con un goccio di vino bianco ( chardonnay, ma per purto caso), sale e pepe anche qui.
Quando gli spaghetti sono al punto giusto unisco la ricciola agli asparagi, spadello la pasta piuttosto grondante e aggiungo un po' della salsa di asparagi.
Una pioggerella di prezzemolo ( a volte anche lui, l'ormai vituperato prezzemolo, ha il suo bel perchè :D)  voilà!